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Cordoglio per la scomparsa di Elio Ruffini

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Si è svolto sabato scorso, 10 luglio, il funerale di Elio Ruffini, storico delegato del Consiglio di Fabbrica della Montefibre di Vercelli.

A molti era più noto per la sua chitarra. In tanti anni di attivismo, sino a pochi anni fa ha partecipato ai Festival dell’Unità, alle manifestazioni della CGIL o alle semplici iniziative dei circoli degli anziani: l’ultima volta che l’ho sentito cantare era un 8 marzo in occasione del “Se non ora quando?”.

Elio era una figura particolare, un uomo tranquillo che aveva il limite della fluidità della parola, (tartagliava): i suoi interventi nel gruppo dell’allora Consiglio di Fabbrica della Montefibre, di fronte a compagni come William Aleotti (colto e riflessivo) e Franco Braghin (decisamente battagliero) – anche loro prematuramente scomparsi – oppure come Lumia irriducibile e irruente nel sostenere le sue ragioni. Lui però non snocciolava mai lunghi discorsi, ma convinto della propria posizione la affermava con decisione in due parole. Elio non mancava mai e si adeguava alle decisioni e le sosteneva con la sua costante presenza. Di Elio non riesco a ricordare una arrabbiatura, un’intemperanza verso gli altri: alla mente mi tornano solo Lui e la sua Chitarra. Quando cantava le parole scorrevano senza problemi e pareva un’altro.

Mi tornano alle mente due momenti, uno personale, quando con la squadra dei delegati e delegate in tempi in cui l’attività sindacale e politica univa e la vita politica diventava anche quella personale, abbiamo deciso di andare al cinema per vedere La Spada nella Roccia, e da allora per me Elio è diventato “Anacleto il Gufo”, dati i suoi occhiali spessi e la simpatia innata. L’altro momento condiviso è il rientro da una manifestazione romana, quando in attesa alla stazione Termini, un gruppo di tifosi che dovevano prendere lo stesso nostro treno per trasferirsi a Milano, alla partita Milan-Roma, sentendo Elio cantare canzoni come “L’internazionale, Bella Ciao, Fischia il Vento, Contessa” (suoi cavalli di battaglia), si erano avvicinati con fare bellicoso e Lui, con assoluta disinvoltura, ha iniziato a intonare le note di “Quanto sei bella Roma …” così da distrarli e rompere la tensione.

Elio, la tua musica ci ha aiutati nelle notti di presidio e nelle feste dei pensionati, nelle battaglie politiche e sindacali, la tua amicizia anche se lontana negli ultimi anni mi è rimasta cara.

Peccato, eravamo in pochi a salutarti, tanti non lo hanno saputo, ma per tutte e tutti le Compagne e Compagni di quegli anni e per la CGIL, voglio dirti GRAZIE.

Maria Grazia Camellini

FILCAMS CGIL Vercelli Valsesia

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