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La gestione del malato oncologico nel vercellese: lettera aperta dei sindacati ad Antonio Saitta

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La lettera inviata da Cgil Vercelli Valsesia, Cisl Nordovest e Uil Biella Vercelli ad Antonio Saitta, assessore alla Sanità della Regione Piemonte, sulla gestione dei malati oncologici in provincia; in particolare, riguardo la diminuzione dei posti letto di degenza.

Con la presente le scriventi OO.SS CGIL Vercelli Valsesia – CISL P.Orientale – UIL Vercelli-Biella nel fare un bilancio di quanto accaduto dal 2016 ad oggi, periodo in cui l’ASL VC ha proceduto in applicazione alla D.G.R 1-600 alla soppressione dei posti di letto di degenza dei malati oncologici, ritengono doveroso nei confronti della cittadinanza evidenziare le problematiche emerse sinora.

È utile ricordare in premessa che il Piemonte è sicuramente una delle regione d’Italia maggiormente colpita dalle patologie oncologiche. I più recenti studi evidenziano che negli ultimi 3 anni le diagnosi di tali patologie in Piemonte sono aumentate del 9,8%. Nel solo anno del 2017 sono stati registrati 30.900 nuovi casi (16.200 uomini e 14.700 donne) contro i 28.128 del 2015. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% fra le donne e il 53% fra gli uomini. In questo contesto l’area maggiormente interessata risulta essere quella tra il canavese, Casale Monferrato e vercellese. Sono anni che periodicamente emergono studi che avvallano tali dati a cominciare dai primi anni 2000 che portarono alla necessità di istituire un registro tumori nella nostra Provincia. L’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, il “vecchio” nucleare, gli insediamenti produttivi dismessi e quelli ancora in uso e non bonificati, sono fattori che hanno determinato l’insorgenza nella provincia vercellese di percentuali, di alcuni tumori, superiori ad altre provincie. Anche di recente alcuni studi hanno individuato aree di quartieri in città ove le percentuali di malati oncologici sono nettamente maggiori rispetto ad altre realtà.

In questo quadro appare evidente che la disposizione regionale, scelta da noi non condivisa, con la quale è stato soppresso il reparto di Oncologia dell’Ospedale di Vercelli, mantenendo esclusivamente l’attività di Day Hospital, non corrisponde a quello che si dice “venire incontro ai fabbisogni del cittadino/malato”. A ciò si aggiunga che, a partire dal momento in cui si è reso esecutivo il provvedimento, ha avuto inizio un alquanto discutibile presa in carico del malato oncologico.

Nonostante le diverse segnalazioni e solleciti da parte sindacale (categoria, RSU, RLS confederazioni ecc.) ciò che rimane dell’oncologia ovvero il ricovero in Day Hospital continua a funzionare solo grazie all’alta professionalità, senso di responsabilità ed abnegazioni di tutti gli operatori: Infermieri, Medici e OSS. Le condizioni strutturali e soprattutto il numero degli organici è nettamente insufficiente rispetto ai requisiti minimi previsti dal ministero (Raccomandata 14) operando in situazioni al limite della sicurezza.

Il regime di ricovero ordinario avviene per lo più presso il reparto di Medicina e questo determina un alto utilizzo dei posti letto con la conseguenza di un sovraffollamento di ricoveri di area medica ed in area chirurgica (cosiddetti appoggi), l’allungamento dei tempi di attesa al DEA ed una crisi sistematica in caso di “emergenze” quali le crisi influenzali e le ondate di caldo.

Nonostante tutte queste criticità anche quest’ anno nel periodo estivo, come accaduto già lo scorso anno, la Direzione è stata costretta a ricollocare e ridurre i posti letto del cosiddetto reparto AMAP (pre-Hospice) per le cure palliative, in modo da poter far fronte alla cronica carenza infermieristica di cui “gode” l’Ospedale Sant’Andrea. Per completezza di informazione le segnaliamo che tali posti letto in realtà, durante l’anno, non hanno solo funzionato da pre-Hospice ma anche da degenza ordinaria oncologica. Tale scelta che non critichiamo a priori, salvo denunciare che non c’è stato un adeguamento del numero di personale ed il rispetto della sorveglianza sanitaria degli operatori, rappresenta chiaramente la necessità di avere un numero di posti letto, come da noi sostenuto in diversi incontri, dedicati alla presa in carico dei malati oncologici per rispondere che alle reali necessità di un territorio in cui, come detto, il fabbisogno è altissimo.

Ogni qualvolta che si prospetta una degenza ordinaria che necessita di un ciclo di chemioterapia o un allungamento di assistenza palliativa inizia, per il malato ed i suoi familiari, una vera e propria odissea. Si consideri che l’unico Hospice di questo territorio è a Gattinara circa 80 km dal capoluogo e senza mezzi di trasporto pubblici.

In questi giorni dunque più che mai un malato oncologico che necessiterà di un posto letto sarà oggetto di soluzioni ‘arrangiate’. Siamo d’accordo con la Direzione quando sostiene la necessità di non trasferire il paziente presso altre Aziende Ospedaliere, ma non siamo d’accordo se questo avviene con risposte estemporanee ed ai limiti della sicurezza.

La Direzione Generale e quella Sanitaria fanno ciò che possono, ma dopo due anni dalla chiusura dell’Oncologia il bilancio è chiaro: se volgiamo dare reali risposte ai fabbisogni della popolazione vercellese sono necessari posti letto dedicati in camere attrezzate (peraltro già presenti), con il necessario numero di personale con formazione continua e adeguatamente sorvegliato.

Ci auguriamo che l’Amministrazione regionale abbia la volontà di ritornare, per quanto riguarda l’oncologia vercellese, sulle proprie decisioni.
Grazie per l’attenzione.

Per CGIL – CISL – UIL
L. Quagliotti, R. Bompan, M.C. Mosca

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