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Sanità in Valsesia, prevale (pericolosamente) l’incertezza

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Dall’1 agosto non solo sarà vietato nascere in Valsesia, ma per i bimbi già nati le cure di un pediatra saranno concesse solo entro gli orari ambulatoriali: dalle 8 alle 16 sabato e domenica esclusi.

Il dato certo, a oggi, è che il “punto nascita” verrà ufficialmente chiuso sino a ottobre, nonostante quanto asserito negli incontri con alcuni sindaci della zona. Pertanto, al netto di posizioni “propagandistiche” da campagna elettorale da una parte, e logiche economiche aziendali dall’altra, a “brillare” (si fa per dire) è l’assenza di una pianificazione/programmazione di alcune attività sanitarie in questo territorio.

Sono anni che il punto nascita valsesiano risulta “a rischio chiusura”, lo si evinceva dai vari piani sanitari regionali (da Cota-Monferrino a Chiamparino-Saitta) e il risultato di queste previsioni non ha fatto altro che produrre quanto oggi sta avvenendo, ovvero, la mancanza di professionalità sanitarie idonee alla sua sopravvivenza.

Va però detto che il numero di parti in Valsesia è paragonabile (se non superiore) a tanti altri esistenti sul territorio nazionale e anche regionale con l’aggravio, non trascurabile, di essere un’area disagiata.

Ma il punto nascita è solo la punta dell’iceberg dei molti problemi che attanagliano la sanità locale, infatti, cominciano a riscontrarsi criticità in pediatria, radiologia, ortopedia, anestesia associati a una generale carenza di infermieri. Inoltre, dall’1 agosto il pronto soccorso di Borgosesia sarà il “centro” della sanità valsesiana con un aggravio di carico di lavoro assistenziale, in particolare di minori e partorienti, non trascurabile, perché molti specialisti in certi orari (pomeridiani, notturni e festivi) non saranno reperibili in loco.

Le neo mamme e i neonati saranno quindi trasferiti altrove, con l’assistenza di un’ostetrica e del personale 118, con un ulteriore aggravio per il servizio 118 di quadrante .

La Valsesia ha più di 32mila abitanti con un trend di arrivi turistici (specie in stagione estiva) in continuo aumento, come dimostrano i dati Atl: nel 2017 si sono registrati 101.379 arrivi per turismo, ovvero 4.605 in più rispetto all’anno precedente. Un’assistenza sanitaria adeguata e di qualità è elemento imprescindibile anche in rapporto a tale contesto economico e sociale.

La difesa del punto nascita non è una battaglia di campanile, non si può continuare a fare cassa sui diritti dei cittadini e dei lavoratori. No alla chiusura del punto nascita e no allo svuotamento dell’ospedale di Borgosesia.

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